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Impianti industriali ed emissioni inquinanti Stampa
mercoledì 21 maggio 2008
Italia in ritardo sulle autorizzazioni

La politica europea di prevenzione e riduzione dell'inquinamento - relativamente agli impianti industriali - prevedeva un periodo transitorio (dal 30 ottobre 1999 al 30 ottobre 2007) per consentire agli impianti già esistenti di adeguarsi ai requisiti della Direttiva 96/61/CEE (conosciuta anche come "direttiva IPPC").

Quest'ultima obbliga le autorità competenti al rilascio di un'autorizzazione per tutte le attività industriali e agricole che presentano un notevole potenziale inquinante. In tale contesto l'autorizzazione può essere concessa a condizione che vengano rispettate alcune condizioni ambientali, per far sì che le imprese stesse si facciano carico della prevenzione e della riduzione dell'inquinamento che possono causare.
Allo stato attuale, tuttavia, oltre novemila impianti industriali (su un totale di 52.000) già attivi in tutta Europa prima del 30 ottobre 1999 non hanno ancora ottenuto le necessarie autorizzazioni.

 Nove sono i Paesi non ancora in regola con la normativa europea: oltre all'Italia si segnalano Belgio, Bulgaria, Estonia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna.

 Le domande per il rilascio di un'autorizzazione devono contenere, in particolare, informazioni sui seguenti elementi:

  1.  descrizione dell'impianto, tipologia e portata delle attività, stato del sito dove è ubicato l'impianto;
  2.  materie, sostanze ed energia utilizzate o prodotte;
  3.  fonti di emissione dell'impianto, natura e quantità di emissioni previste in ciascun comparto ambientale e relative ripercussioni sull'ambiente;
  4.  tecnologie e tecniche mirate a prevenire o a ridurre le emissioni prodotte dall'impianto;
  5.  misure per la prevenzione e la valorizzazione dei rifiuti;

  6.  misure previste per il monitoraggio delle emissioni;

     

     
     
     

     

     
     
     
  7. eventuali soluzioni alternative.

 

 

 

 

 

 

 

 

fonte Q&C

 
 



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